Libri di arte, poesia e filosofia

La parola verso proviene dal verbo latino vertere, cioè «capovolgere», in particolare la terra con un aratro. Il verso è allora un solco, una linea dritta in cui l’uomo col proprio lavoro pone i suoi semi che germoglieranno: nel verso, così, convergono la linearità naturale degli eventi e l’impegno fruttifero del pensiero umano.

martedì 8 maggio 2012

Questionario di poesia (41)











 Mario Fresa
Questionario di poesia (41)

Patrizia Cremona








Qual è il segreto progetto a cui tende la tua scrittura?


La mia scrittura mira a una specie di musica silenziosa.


Come nasce, in te, una poesia?

Guardando il cielo.


Un poeta parla di ciò che realmente vive o di ciò che vorrebbe ricevere,
e che sempre gli sfugge?

Il poeta vive una forma inadeguata del suo tempo, e spesso cerca di sfuggire a quest’ultimo, “cancellandosi” attraverso l’esercizio della scrittura.



La poesia è salvazione ?

Sì: la poesia è vita, e perciò ti fa continuamente perdere e ritrovare (e dunque “salvare”).


A quale gioco della tua infanzia vorresti paragonare la tua poesia?

Ricordo che da piccola amavo molto giocare alle costruzioni. Mi divertivo seduta a terra con calma a costruire case, elicotteri, mezzi di trasporto, ecc. La poesia è proprio così: significa togliere, aggiungere, incastonare, legare.


Qual è il grado di finzione e di mascheramento di un poeta?

Credo che il grado di “finzione” nella scrittura poetica sia molto alto. Si tratta di un mascheramento proficuo e non disonesto: l’emergere della poesia rinnova la tua identità e la stravolge, permettendoti di scoprire una parte di te che non pensavi di avere.


Vorresti citare un poeta da ricordare e da rivalutare?

Gabriele d’Annunzio. Rileggiamolo, ad esempio quando scriveva: «Dateci il sogno. Riposo non avremo, se non nelle ombre dell’ignoto ».



Qual è il dono che augureresti  a un poeta, oggi?

Scrivere, dimenticando di essere “poeta”.


Puoi citare un verso che ti è particolarmente caro?

Scelgo questi versi di Alda Merini: «Bacio che sopporti il peso/della mia anima breve/in te il mondo del mio discorso/diventa suono e paura /».








In alto, un dipinto di Marcel Duchamp [1887-1968]








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