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La parola verso proviene dal verbo latino vertere, cioè «capovolgere», in particolare la terra con un aratro. Il verso è allora un solco, una linea dritta in cui l’uomo col proprio lavoro pone i suoi semi che germoglieranno: nel verso, così, convergono la linearità naturale degli eventi e l’impegno fruttifero del pensiero umano.

martedì 19 luglio 2011

Mario Fresa Questionario di poesia (1) Roberto Maggiani




Mario Fresa

Questionario di poesia (1)







Roberto Maggiani







Qual è il segreto progetto a cui tende la tua scrittura?
Non ho mai pensato che potesse esserci un progetto segreto nella mia scrittura, insomma una sorta di P2 nel mio inconscio! Ma fermandomi un attimo, andando su una collinetta vicina alla strada che sto percorrendo con la mia scrittura, e guardando le terre all’orizzonte con le quali sembra intrecciarsi la mia strada, posso scorgere panorami fatti di matematica e parole, posso cioè scorgere la terra della poesia che va tessendosi a quella della scienza. Il mio progetto segreto è realizzare uno dei progetti del poeta, filosofo e scienziato tedesco Novalis, che si espresse così: la forma compiuta delle scienze dev’essere poetica. Sergretamente, ma neppure troppo, vorrei lavorare per la poetizzazione della scienza; ma quello che ciò significhi non mi è ancora completamente chiaro. So però che ci sono autorevoli scienziati contemporanei che sono su questa linea, come John D. Barrow che ha affermato: nessuna descrizione non poetica della realtà potrà mai essere completa.

Come nasce, in te, una poesia?
Da uno stato di vuoto, riempito da una visione/intuizione che arriva dall’osservare il mondo che mi circonda. Ma tale avvenimento è imprevisto, raramente riesco a indurlo, rassomiglia molto a una voce interiore che mi dice “prendi il quaderno e scrivi”, devo fare in fretta, altrimenti passa, butto giù l’idea, sulla quale lavorerò con tutta calma in un secondo momento per dare una forma compiuta.

Il poeta parla di ciò che realmente vive o di ciò che vorrebbe ricevere, e che sempre gli sfugge?
Sì, ma non sempre gli sfugge, qualche volta parla d’amore perché lo sta vivendo e ricevendo, parla di dolore perché lo sta vivendo e ricevendo, tali esperienze partono da fatti concreti, oggettivi. La parola del poeta può però prendere l’avvio da sfere esperienziali che sono completamente soggettive, emergono dall’inconscio, nascono da esperienze sommerse, oggi invisibili, da un vago sentore di gioia o da una obliquità interiore, da un disagio, da un’assenza, dalla necessità di ascoltare una voce dalla quale ricevere la verità assoluta sulla propria esistenza, sul cosmo.

La poesia è salvazione?
Assolutamente sì, se intendi l’atto del salvare o del salvarsi. La poesia ha una forza innalzante, essa è una mistica all’incontrario è la rivelazione dell’uomo all’Assoluto – è una elevazione verso Dio, per chi è credente – o a se stesso se non si crede nell’Assoluto, e quando si riceve una rivelazione (intendo per rivelazione, la comunicazione di ciò che non è noto), si fa una esperienza di salvezza, avviene come se parte di noi si depositasse in un’arca della salvezza, trovando spazio in una zona incorruttibile dell’esistenza.

A quale gioco della tua infanzia vorresti paragonare la tua poesia?
Al gioco di costruire capanne dove parlare con gli amici di cose fantastiche e fare merenda, sì perché ho fatto in tempo a costruire capanne nei campi vicino a casa mia. Oppure la paragono alle immersioni in mare che facevo col mio papà trattenendo il respiro e andando più a fondo che potevo per toccare la sabbia del fondale, sul quale, a volte, scorgevo sogliole mimetizzate che fuggivano via veloci, lasciandomi in una sorta di stupore, laggiù circondato da un silenzio totale, ero un bambino di dieci anni, tutto era novità, scoperta; poi arrivava l’urgenza di riemergere, per non scoppiare.

Che cosa ti ha insegnato la frequentazione della scrittura poetica?
Una sorta di rigore. Mi ha insegnato ad osservare, ad essere attento, mai approssimativo. Mi ha insegnato il valore della parola e la sua forza. Come dice la poetessa Sophia de Mello, la poesia è rivoluzione, non può lasciare indifferenti, la poesia è un affare umano che parte dall’uomo ma che porta anche verso di lui; la scrittura poetica, pertanto, mi ha insegnato a superare l’indifferenza, ad avere fede ma anche ad essere laico, universale, ad accogliere ogni diversità, con generosità.

Qual è il grado di finzione e di mascheramento di un poeta?
Nessuno, altrimenti non si tratta di un poeta né di poesia la sua scrittura, ma è un mio pensiero, la poesia mette a nudo chi la scrive, in diversa misura anche chi la legge. La poesia richiede un continuo coming out, essa compromette chi la fa e chi se ne appropria.

Vorresti citare un poeta da ricordare e da rivalutare? 
Sophia de Mello Breyner Andresen, una delle maggiori poetesse portoghesi, morta nel 2004. Ho avuto la fortuna di incontrarla, non solo nella sua scrittura ma anche nella vita. Tanto è forte la mia passione verso la sua scrittura che ho voluto imparare il portoghese solo per leggere le sue poesie in lingua originale… e poi, già che c’ero, mi sono messo a tradurle e a proporle su varie riviste italiane. Permettimi di citare anche un poeta brasiliano, un amico, anch’esso morto: Heleno Alfonso de Oliveira.

Qual è il dono che augureresti a un poeta, oggi?
Il successo! Intendo dire che gli auguro di essere riconosciuto dai lettori, quelli onesti (perché ci sono anche lettori disonesti), come una persona che gli fa del bene, gli riconoscano cioè che egli è capace, con la sua poesia, di metterli in contatto con una verità che è già in se stessi, che non necessariamente dovrà coincidere con quella del poeta.

Puoi citare, spiegando perché, un verso che ti è particolarmente caro?
È di Arthur Rimbaud, sono quattro versi brevi che si possono scrivere su una riga: Elle est retrouvée. / Quoi ? - L'Eternité. / C'est la mer allée / Avec le soleil.
Mi sono cari perché in essi è abilmente riassunta l’aspirazione umana all’eternità e quale miglior esempio di eternità che non sia un mare risplendente di sole, capace di far risorgere anche i più pessimisti dal loro limbo? Per questi versi ho iniziato a scrivere seriamente, arrivando alla mia prima pubblicazione nel 1998, perché capivo che la parola ha il potere di rigenerare lo spirito ed esprimere l’inesprimibile.



7 commenti:

  1. Grazie a Roberto Maggiani per aver ricordato quanto sia vicina la scienza all’arte e alla poesia. Mi vengono in mente gli splendidi esercizi di Leonardo Sinisgalli. E’ una fatale debolezza della mentalità indotta dal consumo seriale credere che il campo della conoscenza sia diviso in due, chi usa la mano per creare non subisce questa frattura dell’anima e del corpo, o almeno sa dove trovare l’antidoto per sanarla.

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  2. Desidero sottolineare due passaggi nell'intervista a Roberto Maggiani. Nel primo l'intervistato sostiene che il vero poeta non è mai un "fingitore", nel senso che comunemente si dà al termine; ed è vero: il poeta non è mai un mentitore, e per sua stessa natura e per lo spessore etico connaturato alla parola poetica: poiché, anche quando egli immagina, in-venta e si in-venta.
    Nel secondo Maggiani sostiene ( ed anche in questo sono d'accordo ) che la poesia non è in-spirata, ma e-spirata; nel senso che per dare vita alla parola poetica, come diceva Ungaretti, bisogna trovarla nel proprio abisso.
    Poetare, infatti, è sempre uno scendere nel proprio infero/inferno per poi risalire alla luce, a Dio, all'assoluto, qualunque sia il nome che ad esso diamo.
    So benissimo che Roberto è sincero quando dice queste cose, perché la nostra conoscenza ( lavoro da poco più di un anno nella redazione della sua rivista on-line, La Recherche) è breve,ma intensa, come consente solo la medesima passione per la scrittura. Di Roberto posso dire che è, come scrive in una
    sua poesia, un grande ed attentissimo orecchio, che, come tutti i veri scrittori, ama il confronto, il dialogo, ed è autentico e meravigliosamente umile. Mi sembra, questo atteggiamento, l'esempio più utile a quanti vogliono cimentarsi nella scrittura: bisogna leggere, leggere, leggere, e, soltanto dopo, scrivere come se non si fosse letto niente, in ascolto del proprio ritmo e respiro personale.
    Inoltre, benché io sia quasi ignorante delle discipline scientifiche, ritengo sia giusto restituire a poesia e scienza quell'originario abbraccio che prima le univa; in fondo entrambe affrontano il mistero, inseguono ciò che non si sa, si affacciano sempre sui precipizi del dubbio. Se qualcuno mi parla scientificamente delle costellazioni,mentre le osservo in una notte estiva stellatissima, non posso non sentire questo abbraccio, per il semplice fatto che la sapienza è totalità, che l'Universo è uni-verso.
    Finisco con il ringraziare Roberto per la bella esperienza che mi ha regalato, credendo in me ed accogliendomi nella redazione della rivista, di cui è direttore insieme a Giuliano Brenna. Grazie a lui e allo scrittore Mario Fresa, che ha saputo in questa breve intervista fare uscire un ritratto a tutto tondo del poeta Maggiani.

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  3. E' buono vivere nel sodalizio arcano
    (Jorge Luis Borges)

    l'autore mi affascina per le intuizioni che lascia sospese nel suo linguaggio spesso ambiguo e impenetrabile. Dalla lontananza della pampa e dalla rarefazione della bellezza, vivere fra il conosciuto e il nascosto, nella semplicità dimenticata, arcana.

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  4. Una vivace e sostanziosa intervista! Apprezzo molto Roberto Maggiani, oltre che per il lavoro che porta quotidianamente avanti sul sito La Recherche, per il suo afflato sperimentativo e il suo autentico percorso poetico di incontro tra poesia e scienza. Mi sento molto in sintonia quando dice che la poesia riempie un vuoto e nasce da un vuoto (che poi è a sua volta un pieno), nasce da un'urgenza. E sono d'accordo sul fatto che la poesia è salvifica,in quanto rivelazione e crescita verticale, e anche rivoluzione in quanto strappo e lotta contro l'indifferenza.
    Gli auguro tutto il successo che merita..e in ogni caso almeno il consenso ce l'ha di certo e pure grande!!
    Un saluto e colgo l'occasione per fare i complimenti alla casa editrice: ho letto il libro "Quanti di poesia" che ho molto apprezzato, oltre che per le poesie degli autori presentati, per la cura artistica nella forma (tipo)grafica.
    Monica Martinelli

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  5. Gerardo Pedicini22 luglio 2011 12:27

    Poesia e scienza. Meglio: poesia come scienza. Un ricercare continuo, una tensione verso quella parte di noi che tende all'Assoluto. Senza infingimenti come accade spesso nei falsi poeti e negli ipocriti lettori. Poesia come ricerca virginale di un'anima protesa. Questo mi sembra l'aspetto più vivo (e nobile) della attività letteraria di Roberto Maggiani. Un andare oltre che è anche un sempre ritornare alle cose nella sua nudità esperenziale. Un ricercare nella "voce" dell'altro se stesso la linea d'ombra che è dentro di noi.

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  6. Ci sarebbe da non credere a Roberto quando rispondendo alla domanda 'Qual è il grado di finzione e di mascheramento di un poeta?' afferma 'Nessuno, altrimenti non si tratta di un poeta né di poesia la sua scrittura, ma è un mio pensiero, la poesia mette a nudo chi la scrive, in diversa misura anche chi la legge. La poesia richiede un continuo coming out, essa compromette chi la fa e chi se ne appropria.'
    In poesia, spesso, artifizio e mascheramento arrivano a raggiungere una Forma così perfetta da risultare affascinante e, comunque, si è portati a pensare che il Poeta sia abile nell'accativarsi l'attenzione del lettore ed, ancor più, della critica grazia alla sua "perizia tecnica".
    Invece, ciò che Roberto dichiara è assolutamente vero. Chi lo conosce può affermare quanto la sua 'complessa semplicità' sia autentica sotto ogni profilo. E' per questo che sa condurti, con delicatezza e fermezza, a comprometterti.

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  7. Ritengo che il “segreto mistero” della poetica di Roberto Maggiani sia basato sul suo sguardo lucido di scienziato. Non potrebbe essere diversamente!
    Ma Roberto va oltre: se alla scienza pone domande, alla poesia chiede risposte e percorsi di verità. Nella poesia individua un “metodo” per risolvere (o almeno un tentativo per cui vale la pena impegnarsi) oserei dire i dubbi della scienza, per conciliare quanto è dimostrabile con ciò che non lo è, quanto è esprimibile con ciò che non lo è. Il suo background di scienziato, dunque, lo caratterizza nella ricerca poetica; essa è anche una ricerca profondamente umana e religiosa, ma in un senso ampio e quasi panico. La sua quindi è una visione complessa, che tiene conto di molte diverse visioni. Infine dalla poesia Roberto Maggiani si fa osservare senza pudore: l’uomo, con le passioni incarnate, diviene oggetto di studio “scientifico”. Loredana Savelli

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