Libri di arte, poesia e filosofia

La parola verso proviene dal verbo latino vertere, cioè «capovolgere», in particolare la terra con un aratro. Il verso è allora un solco, una linea dritta in cui l’uomo col proprio lavoro pone i suoi semi che germoglieranno: nel verso, così, convergono la linearità naturale degli eventi e l’impegno fruttifero del pensiero umano.

mercoledì 28 novembre 2018

Nasce "il re pescatore", rivista di Musica e Storia




il re pescatore  


«Vedi, figlio mio, qui il tempo diventa spazio».




La redazione:

Mario Fresa (direzione)
Sebastiano Aglieco
Ida Borrasi
Olga Chieffi
Marta Cutugno
Paola De Simone
Bruno Di Pietro
Federica Giordano


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ilrepescatore@virgilio.it


















mercoledì 7 marzo 2018





Aldo Ferraris ci ha lasciato pochi giorni fa. È stato un uomo di grande gentilezza e un poeta di rara intelligenza.

Con le Edizioni L’Arca Felice, nella collana «Coincidenze», ha pubblicato due intense raccolte: Qualunque cosa e Apokatastasis.



Vogliamo ricordarlo con alcuni suoi versi:


Poesie tratte da Apokatastasis




Enmerkar

3020 a.c.


Uruk splende nel sole
sembra un prato di pietra,
il vento suona tra i suoi steli
arruffando le vesti delle fanciulle
come fiori appena sbocciati.
Ti guardo e sorrido
colmo della tua grazia.




Han Fei
2170 a.c.


Ridono i campi oltre la collina
Fu Hsi stende le braccia
coprendo l'orizzonte
ai miei piedi la talpa
scava nella vergogna della sua cecità
tutto scivola oltre le vene dell'attesa.



Hathfertiti
1760 a.c.


Tu che vieni dal buio
lascia le mie tempie
non frugare nel sonno del figlio
nutrito con sabbia e canne;
il Nilo generoso
coprirà di fango la tua forza
leccherà le ferite di ogni tuo morso.




Badu
1032 a.c.


Onoro il tuo spirito
antilope che hai accolto le mie frecce,
la tua carne darà senso al fuoco
la tua pelle sarà custodia per il mio arco
le tue corna mi proteggeranno
dagli spiriti malvagi che sputano
vermi nelle mie ferite.
Onoro il tuo spirito
antilope, terra e vita eterna,
danzerò per te e per il cielo.







Poesie tratte da Qualunque cosa



C'è stato un tempo per noi,

quando eravamo grandi, senza saperlo,
grandi come nuvole o cavallette,
c'è stato un tempo colmo sino all'orlo

dove ancora caparbie aspettano
come bruciature di stelle sulla fronte
le cose che abbiamo spezzato
inconsapevoli, correndo.



*
Stanno dentro di noi, come devono,
le cose, come serpi nell'erba alta,
senza la certezza di esistere.
Stanno dentro di noi, come sassi

nelle tasche prima di nuotare.
Si fanno dense le cose che scordiamo
nascoste da qualche parte a soffrire
a diventare nuove senza sapere perché.



*
Versano per noi negli alveari della notte
la dolcezza del mattino le ronzanti
cose che ci vogliono lasciare,
le pietose forme che abbiamo amato.

Quando si alzano per fuggire lo fanno
per difenderci, per attraversarci
con un ago, un filo di luce, da parte
a parte, cucendoci alla memoria.


             
                *
Sono così lucenti le cose
sguainate dal nostro desiderio,
posate lì, nude, da guardare
dove prima non c'era nulla.

Questo loro stare, solamente,
ingoiate dalle nuvole, in attesa
che il tempo si addormenti
per farci sorridere un'altra volta.




*
È l'accettare questo continuo
vedere prima che la vita accada
prima che qualcuno bussi
e qualcosa si compia definitivamente.

È questo tirare la fune del destino
sperando che il cielo ci segua
come un aquilone, è il non sapere
che ci salva, irrimediabilmente.
               


                *
Si cercano tra loro le cose
dove gli uomini non sono più,
si confidano i nostri segreti,
ad occhi chiusi bevono tutta la luce,

le ossa spolpate dalla realtà.
Quando torniamo sanno tutto di noi,
stanno lì ferme a guardare
il dolore nascosto nei nostri abiti.




*
Questo rotolare senza ritorno
delle cose che non vogliamo vedere
questa loro insensata bellezza
che ci chiama, disperata, e il nulla,

il nulla della nostra indifferenza
il frangersi contro i nostri fianchi
di maree di suppliche, e l'isola,
la madre del silenzio, smarrita.





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giovedì 26 ottobre 2017

I Fiori del Male nella traduzione di Mario Fresa






Mario Fresa



Il poeta Mario Fresa torna alla traduzione, con un’originale versione dal francese di uno dei capolavori della letteratura universale, pubblicata in occasione del 150° anniversario della morte di Charles Baudelaire.





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venerdì 15 settembre 2017

Rosa Di Zeo




 Rosa Di Zeo
Esule non sarò


con un’interpretazione visiva
 di Marco Vecchio







È il sessantatreesimo titolo della collana «Coincidenze».
Quest’opera preziosa è stata impressa
nel mese di luglio 2017
 ed è proposta agli amatori da 1 a 199 esemplari
numerati a mano.

All’interno e fuori testo, disegni di Marco Vecchio

Edizione di arte-poesia a cura
dell’associazione culturale
«L’Arca Felice» 


*

siamo qui
in ogni angolo
in qualche piazza
dove ci notiamo meno

sperduti nello spazio
urbano
o confusi
tra la folla
i cani randagi e non
colombi in estate ed inverno
rondini da maggio a settembre

qualcuno accenna una melodia
qualcuno osserva
o dipinge un quadro
c’è chi perde il suo sguardo
distratto
o lo rifugia in una retrospettiva

qualcuno fa poesia
a bassa voce
ma dubita
se darle il canto
o nasconderla in una teca
minuscola

                                                        (5 luglio 2014)







****




Rosa Di Zeo, nata ad Avellino, ha insegnato, per molti anni,  a Bergamo. In questa città ha avuto interessanti esperienze culturali e professionali, tra cui una collaborazione con la rivista di cultura e arte «Alla bottega» di Milano, in seguito alla partecipazione al concorso nazionale di poesia Aspera, in cui venne segnalata una sua composizione. Ha pubblicato fiabe per bambini e alcune sillogi di poesie tra cui: Lo gnomo ignorante, Delta 3 edizioni e Le zampe dei gatti hanno cinquant’anni, Mephite editore.








venerdì 25 agosto 2017

Giacomo Cerrai recensisce 'Alfabeto Baudelaire' di Mario Fresa





Come ho detto altre volte, d'estate per rinfrescarsi conviene tornare ai classici. Hanno l'innegabile vantaggio di segnare una distanza da una contemporaneità spesso deludente, se non indicativa di una drammatica mancanza di prospettiva. Distanza che offre un largo orizzonte, un orizzonte di cui almeno sappiamo che cosa c'è oltre. Baudelaire è uno di questi classici, che Mario Fresa affronta in una sua versione in questo interessante libro edito da EDB di Milano, arricchito, come avvenne per Apollinaire, dai bei disegni di Massimo Dagnino, i quali, come nota in postfazione Davide Cortese, "si rapportano al proprio testo di riferimento per via concettuale, (...) i versi funzionano come materia prima da modificare; un elemento, una tematica laterale che si mostra nei versi viene isolata e sviluppata in maniera autonoma". Ne esce quindi, in primis, qualcosa di più e diverso rispetto ad una tradizionale pubblicazione d'arte, nella quale la parte iconica è come suol dirsi "di corredo": un'opera culturale in cui si misurano in maniera sinestesica - più che due media - due sensibilità artistiche (vale ricordare che Dagnino è anch'egli scrittore e poeta), una corrispondenza sensuale favorita pure dal grande formato del libro (quasi un "in quarto").


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Mario Fresa








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