Libri di arte, poesia e filosofia

La parola verso proviene dal verbo latino vertere, cioè «capovolgere», in particolare la terra con un aratro. Il verso è allora un solco, una linea dritta in cui l’uomo col proprio lavoro pone i suoi semi che germoglieranno: nel verso, così, convergono la linearità naturale degli eventi e l’impegno fruttifero del pensiero umano.

sabato 4 gennaio 2014

In limine

2

Collana di prosa poetica

a cura di

Antonio Melillo





TIZIANO ROSSI


 FUMO

È il secondo titolo della collana «In limine».
Quest’opera preziosa è stata impressa 
nel mese di dicembre 2012
ed è proposta agli amatori 
Da 1 a 199 esemplari
Numerati a mano.

Fuori testo, a rotazione, 4 litografie
di Massimo Dagnino: 
dalla copia n. 1 alla n. 50, Via superiore della Torrazza - Galleria Pietralunga 
(matita su carta, 2010); 
dalla copia n. 51 alla n.100, Serre
(matita su carta, 2010); dalla copia n.101 alla
n. 150, Rombo (matita su carta, 2010); 
dalla copia n. 151 alla n.199, Granara, 
(matita su carta, 2010).





Tiziano Rossi, nato nel 1935 a Milano, dove vive, ha pubblicato diversi libri di poesia fra cui Il cominciamondo (Argalia, 1963), Dallo sdrucciolare al rialzarsi (Guanda, 1976), Quasi costellazione (Società di poesia, 1982), Miele e no (Garzanti, 1988), Il movimento dell’adagio (Garzanti, 1993), Pare che il Paradiso (Garzanti, 1998) e Gente di corsa (Garzanti, 2000), raccolte confluite nel volume Tutte le poesie, 1963-2000 (Garzanti, 2003). Ha pubblicato inoltre tre volumi di prose brevi: Cronaca perduta (Mondadori, 2006), Faccende laterali (Garzanti, 2009) e Spigoli del sonno (Mursia, 2012). Ha curato con Ermanno Krumm l’antologia Poesia italiana del Novecento (Skira, 1995). È presente nell’antologia Poeti italiani del secondo Novecento curata da Maurizio Cucchi e Stefano Giovanardi (Oscar Mondadori).




Amore

  L’annunciatrice Jessica esce in lacrime dal televisore e mi abbraccia, farfugliandomi nell’orecchio che il suo fidanzato è sparito con un’altra e  che con i sentimenti non si gioca e che quella donna là è una persona meschina, interessata unicamente ai soldi ecc.. Ma io sono solo uno di passaggio, ho un ufficio da dirigente e le obietto  che non conosco nessuno di loro tre.  Ho ben sviluppato il senso dell’individuo, perciò mi sono fabbricato un sistema protettivo: la vita è una scacchiera e io sposto i miei affetti e pensieri con prudenza, come pedine. Non desidero macerazioni né inquiete veglie. Valuto le frasi banali di Jessica e dimostro la mia signorilità allungandole qualche piccola, dolce bugia ed esibendo dei consigli di indubbia finezza: le chiedo perfino se la felicità sia davvero necessaria e mi affido all’argo-mento che il litigio è una maniera più intensa di essere e che spesso sono le afflizioni a mutarci in meglio. Intendo declinare qualunque incarico, le prometto solo che tenterò di tracciare una mappa curativa, per il suo amore sciupato. Mi confronterò dunque con più nobili quesiti, che concernono l’equilibrio interiore. Ma nei suoi occhi di bambola strapazzata vedo un bel po’ di pensieri, come pitturati; e la nenia della sua lagna ricorda i giochi mormorati delle bambine, quel loro sillabare lieve, e io sono sensibile a certa musica sommessa. In più ci si mette anche il mio intimo  che germina sempre nuovi grovigli, e così non mi viene di dire le quattro parole definitive che lei si meriterebbe, e che per me sarebbero liberatorie. Allora – devo ammettere che la sua camicetta è ineguagliabile! – la abbraccerò con tutto il mio complesso di tendini, muscoli e ossa, impedendole di rientrare nel televisore. 
Massimo Dagnino
Via superiore della Torrazza

Massimo Dagnino 
S. Olcese stazione ferroviaria - GE - 
matita su carta
 2012



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