Sulla rivista "Noidonne" fondata
a Parigi nel 1937 da Marina Sereni,
nel numero di giugno 2013, c'è una bella recensione di Luca Benassi
dedicata all'antologia Percezioni dell'invisibile curata
(Edizioni L'Arca Felice)
La parola verso proviene dal verbo latino vertere, cioè «capovolgere», in particolare la terra con un aratro. Il verso è allora un solco, una linea dritta in cui l’uomo col proprio lavoro pone i suoi semi che germoglieranno: nel verso, così, convergono la linearità naturale degli eventi e l’impegno fruttifero del pensiero umano.
Michelangelo Buonarroti
Rime
(clicca su Rime per leggere tutte le poesie)
Come può esser, ch'io non sia più mio?
O Dio, o Dio, o Dio!
Chi m'ha tolto a me stesso,
ch'a me fosse più presso
o più di me potessi, che poss'io?
O Dio, o Dio, o Dio!
Come mi passa el core
chi non par che mi tocchi?
Che cosa è questo, Amore,
c'al core entra per gli occhi,
per poco spazio dentro par che cresca;
e s'avvien che trabocchi?
Pietosa e dolce aita tuo, donna, teco insieme, per le mie parte streme spargon dal cor gli spirti della vita, onde l'alma, impedita del suo natural corso pel subito gioir, da me diparti. Po' l'aspra tuo partita, per mie mortal soccorso, tornan superchi al cor gli spirti sparti. S'a me veggio tornarti, dal cor di nuovo dipartir gli sento; onde d'equal tormento e l'aita e l'offesa mortal veggio: el mezzo, a chi troppo ama, è sempre il peggio.