Libri di arte, poesia e filosofia

La parola verso proviene dal verbo latino vertere, cioè «capovolgere», in particolare la terra con un aratro. Il verso è allora un solco, una linea dritta in cui l’uomo col proprio lavoro pone i suoi semi che germoglieranno: nel verso, così, convergono la linearità naturale degli eventi e l’impegno fruttifero del pensiero umano.

lunedì 27 febbraio 2012

Giuseppe Vetromile

Al di là del labirinto



Nel profondo inverno, alla fine ho imparato che dentro me c’è un invincibile sole

 (Albert Camus)







antologia di arte-poesia

 a cura di Antonio Spagnuolo

Giuseppe Vetromile


   Rappresentare compiutamente il tessuto e le tensioni che danno vita ad una composizione poetica innesca quella esplosione di metafore e costruzioni quasi gioco degli specchi nell’intricato bosco della scrittura.
   Vetromile è ben saldo nelle sue composizioni, sia sul piano della struttura sia sul piano dei contenuti, protagonista egli stesso di sentimenti vissuti e di illusioni da accarezzare. Non appare alcuna difficoltà interpretativa per i suoi testi, quasi sempre stilati con semplicità per approdare al lettore con il tocco della fabula, mentre ogni ombra si acquatta inaspettata per determinare le varie figure.



 




   Giuseppe Vetromile, nato a Napoli nel 1949, vive ed opera a Sant’Anastasia, promuovendo e organizzando eventi ed incontri letterari con il suo «Circolo Letterario Anastasiano», fondato nel 2004. Scrittore e poeta, ha pubblicato numerosi testi di poesia e ha vinto importanti concorsi letterari nazionali, ai quali partecipa tuttora ottenendo sempre valide affermazioni. È membro di giuria in importanti concorsi nazionali ed è l’ideatore e fondatore del Concorso Nazionale di Poesia «Città di Sant’Anastasia», del quale si sono svolte finora otto edizioni annuali. È inserito in numerose antologie, tra le quali, ultimamente, Da Napoli, verso, Edizioni Kairos. Suoi articoli, note critiche e varie recensioni, sono apparsi su diverse riviste letterarie nazionali e sulla stampa on-line.
















Regole dell’infinito effimero



nr. 1

Dimostrami mia cara
quando il giorno è una babele
il necessario appuntamento con la luna
per non regredire nei rigidi asserti di sole

:nonostante il desolato confine d’ombra
e il muro che ci separa da sempre
dalla resurrezione

non ho avuto abbastanza teoremi
e neppure corollari
per risolvermi l’arcano smateriarsi
della vita
nr. 2

Che vado a donchisciottare un covo caldo e materno?
Tutto mia cara è un frantumo d’idee
e neppure la casa è stabile nel cuore
:trema
al primo ansito d’aria del mattino
al primo cinguettare sul davanzale esterno
al primo tentativo di infilarmi le scarpe.

Cosa mi dite ombre del terzo millennio?
Io vado sempre più in là
in un effimero futuro zeppo di cuccagne
tornando poi a rimpicciolirmi
nel buco del grande nulla






nr. 3

Filastroccando nella sera
ai fantasmi non dare retta mia cara
:s’agitano a capoletto
ma è solo un ricordo di quello che saremo
mai più
nonostante la calda terra e il fiato alimentare
di nostra madre serena

:è lei infatti l’unica catena
che ci tiene avvinti
a questo eterno masso del creato

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