Libri di arte, poesia e filosofia

La parola verso proviene dal verbo latino vertere, cioè «capovolgere», in particolare la terra con un aratro. Il verso è allora un solco, una linea dritta in cui l’uomo col proprio lavoro pone i suoi semi che germoglieranno: nel verso, così, convergono la linearità naturale degli eventi e l’impegno fruttifero del pensiero umano.

giovedì 29 settembre 2011

 
È uscito il nuovo numero  
di «Gradiva», 
rivista internazionale 
di poesia  
 
 
 
 
Sommario del numero 39/40  
(Spring/Fall 2011):


ITALIAN POETRY
Joseph Tusiani, Umberto Piersanti, Vincenzo Di Oronzo (con una Nota di Luigi Fontanella)
Aldo Gerbino, Camillo Pennati (con una Nota di Antonello Borra), Plinio Perilli (con la traduzione inglese a fronte di Irene Marchegiani), Lucrezio Reali (con una Nota di Paolo Lagazzi, traduzioni di Irene Marchegiani), Franco Riccio

ESSAYS AND NOTES

Luigi Fontanella, Per Edoardo Sanguineti: una testimonianza autobiografica
Enzo Rega, Bartolo Cattafi: la poesia come “promemoria” del mondo?
Carlangelo Mauro, “Io sono uno degli altri”. Sulla poesia di Rocco Scotellaro

INTERMEZZO

Maria Caterina Basile, Alessandro Carandente, Gandolfo Cascio, V.S. Gaudio, Giacomo Leronni, Menotti Lerro, Laura Lilli, Gian Ruggero Manzoni  (con una Nota di Paola Castagna), Gerardo Pedicini, Viviana Scarinci, Patrizia Trimboli, Giuseppe Vetromile, Salvatore Violante

TRANSLATIONS

Annamaria Ferramosca  // Anamaría Crowe Serrano
Piera Mattei  //  Tony Molino
Daniela Negri  // Aldo Rosselli e Nail Chiodo

LINGUA MORTAL NON DICE 
(a cura di Milo De Angelis)

Albino Crovetto 

POETS AND POETICS
Elio Pecora e Giancarlo Pontiggia, (interviste a cura di Carlangelo Mauro, con una poesia inedita di E. Pecora e di G. Pontiggia) 

ITALIAN POETS IN/OF AMERICA 
(a cura di Michael Palma)

Francesco Ciabattoni, Lorraine Mangione, Federico Pacchioni, Michael Palma (con la traduzione in italiano di Luigi Fontanella) Donna Pucciani

SEMINA LUMINA / LA GIOVANE POESIA ITALIANA  
(a cura di Giancarlo Pontiggia)

Francesco Iannone

OLTRE MARGINE. 
POESIA DA VEDERE E ASCOLTARE 
(a cura di Luigi Cannillo)

Umberto Fiori, Ida Travi e il gruppo musicale Pane

REVIEWS

Carlo Di Lieto  //  Ugo Piscopo…..
Fabio Doplicher  // Plinio Perilli
Franco Loi  //  Paola Baioni
Antonietta Dell’Arte  //  Antonio Spagnuolo
Meeten Nasr  // Tiziano Salari
Enrica Salvaneschi  // Tiziano Salari
Roberto Maggiani  // Eugenio Nastasi
Raffaele Piazza  // Enzo Rega
Vincenzo D’Alessio  // Domenico Cipriano
Flavio Ermini  // Mario Fresa
Pietro Zovatto  // Cristina Tagliaferri
Marco Righetti  // Annamaria Ferramosca
Patrizia Valduga  //  Antonello Borra
Poeti italiani negli USA  //  Luigi Fontanella

RASSEGNA DI POESIA (a cura di Luigi Fontanella e Plinio Perilli, con la collaborazione di Monia Gaita e Antonietta Gnerre)

CONTRIBUTORS


«Gradiva International Journal»


Editor:  Luigi Fontanella

Associate Editor: Michael Palma

Managing Editors: Sylvia Liberti Morandina, Irene Marchegiani

Assistant to the Editor:  Michele Giua


Editorial Board: Maurizio Cucchi, Milo De Angelis, Dante Della Terza, Cesare De Michelis, Alfredo De Palchi, Jonathan Galassi, Valerio Magrelli, Robert Pinsky, Paolo Valesio, Rebecca J. West.


Editorial Associates: Luigi Bonaffini, Antonello Borra, Barbara Carle, Alessandro Carrera, Mario Fresa, Aldo Gerbino, Paolo Lagazzi, Laura Lilli, Annalisa Macchia, Alfonso Malinconico, Sebastiano Martelli, Carlangelo Mauro, Plinio Perilli, Giancarlo Pontiggia, Enzo Rega, Myriam Swennen Ruthenberg.
 
Per proporre materiali a «Gradiva»:

USA : P.O. Box 831, Stony Brook, New York 11790 

ITALY
: C.P. 60, 00040 Monte Compatri – Roma




lunedì 26 settembre 2011

Questionario di poesia (18)






In alto: Washing hands, un disegno di Dante Gabriel Rossetti [1828 –1882]




Mario Fresa
Questionario di poesia (18)


Federica Galetto









Qual è il segreto progetto a cui tende la tua scrittura?
Devo dire, in primis, che il segreto non fa parte della mia scrittura. Tendo a vedere il progetto-scrittura come un work in progress, un cammino esistenziale, un’esigenza di comprensione dell’attimo e dell’insieme. Il tema di una raccolta, per esempio, è in genere suggerito da un manifestarsi costante di pensieri tra loro affini, da eventi che segnano in un modo o in un altro la mia vita in un determinato momento. La mia poesia è ciclica, tanto quanto lo può essere l’esistenza e talvolta anche in maniera maggiore, seguendo io un codice intimamente riconosciuto al quale non posso sottrarmi. Non ho quindi segreti progetti verso cui far tendere la mia scrittura se non, forse, la scrittura stessa che non di rado si dona al mondo in una forma vagamente criptica e poco fruibile nell’immediato, come se ci volessero più letture per “risolvere” i vari strati di cui è fatta.

Come nasce, in te, una poesia?
In genere nasce da un moto interno improvviso e spontaneo. Scrivo senza mai pensare a ciò che scriverò e comporre versi è per me un percorso simile al trance. Scrivo con la percezione precisa di dover ad ogni costo esprimermi, con modalità quasi sempre automatiche e senza riflettere più di tanto. La poesia è già scritta dentro di me ed io devo solo metterla nero su bianco. Quando la voce tace, io taccio. Quando inizia a farsi sentire allora quell’urgenza (perché è sempre un’urgenza) mi obbliga a scrivere. E i versi non li lascio mai “decantare”. Solitamente, una volta scritto un testo quello rimane il testo definitivo e raramente ci ritorno su.

Il poeta parla di ciò  che realmente vive o di ciò che vorrebbe ricevere, e che sempre gli sfugge?
Credo  si possa dire che il poeta parla di tutte queste cose insieme. Ciò che realmente vive è la carta, ciò che vorrebbe ricevere la penna, ciò che sempre gli sfugge la Poesia. Il Poeta è Poeta sempre. Non ci sono spazi vuoti nella vita di chi scrive, perché ogni attimo è versato nella Poesia, nel continuo tentativo di spiegare il mondo e le sue mille facce. In un laborio incessante la Poesia agisce. Scolpendo, limando, modellando, scannerizzando. La voce poetica è incessante, anche quando pare taccia. Ad essere Poeti non ci s’annoia, semmai ci si stanca.

La poesia è salvazione?
Penso di poter rispondere con un sì pieno a questa domanda. La salvazione è direttamente proporzionale alla perdita. È un miracolo. E i miracoli sono tali in quanto non ce li si aspetta, non ci si ritiene meritevoli di riceverli. Non si chiede salvazione alla Poesia, ma semplicemente essa ce la dona sotto forma di miracoli quotidiani. In un attimo ci si guarda e ci si vede trasformati, pronti per un successivo viaggio, con più strumenti nella sacca, più occhi per vedere, più Bellezza da stringere. Senza preavviso la Poesia ci toglie dal buio e ci regala un posto nella luce intensa della consapevolezza e della Verità. Ogni volta è un salto doloroso ma è anche  un approdo sicuro che ci incoraggia a proseguire.

A quale gioco della tua infanzia vorresti paragonare la tua poesia?
I giochi preferiti della mia infanzia sono facilmente riconducibili alla mia Poesia o, se non altro, alla mia attitudine a scriverla. Da bambina tendevo ad interiorizzare ogni cosa e il gioco era per me solo un modo per smetterla temporaneamente con quella pratica a senso unico che mi isolava troppo dal resto. Pur essendo nata e cresciuta in città, trascorrevo molto tempo in campagna, nella casa dei miei nonni e dove oggi vivo. Amavo la natura, i prati, la libertà. Mi piaceva catturare le libellule per poi infilarle in un barattolo di vetro e osservarle. Ma poi le liberavo sempre. Ricordo il pizzico della libellula sul polpastrello, una sensazione che mi riporta alla mente il mio modo di scrivere un verso. Quando non andavo in bicicletta  e sui pattini a rotelle scorrazzando pericolosamente, il mio gioco preferito era il puzzle. I tasselli mancanti andavano trovati e posizionati per completare un insieme armonico che appagasse il mio occhio e la mia abilità di ricomporre una Bellezza smembrata. Vedevo poca Bellezza intorno a me e la ricercavo tentando di ricostruirla con i mezzi di cui disponevo. I libri erano un altro gioco a cui non rinunciavo. Leggere mi divertiva come null’altro. Danzare, cantare e inventare storie da raccontare alle amichette erano altri passatempi che amavo. Cosa mai sarebbe potuto venir fuori da una bambina così? Oggi lo so.

Che cosa ti ha insegnato la frequentazione della scrittura poetica?
Mi ha reso autentica. Scrivere per me è stato un atto di fede. Ogni giorno passato a scrivere aggiungeva un tassello in più alla completezza del mio essere. Mi sono scoperta scrivendo, ho capito chi si nascondeva dietro l’apparenza. Ho iniziato a vedere chiaro e a comprendere il perché avevo sempre cercato o prediletto certe cose piuttosto che altre. Per ritornare al quesito precedente, la salvazione è stata anche questa. Una luce che ha illuminato il mio cammino. Questo è stato, è, per me, la Poesia. 

Qual è il grado di finzione e di mascheramento di un poeta? 
 La vera Poesia, secondo me, non si maschera e non finge. Sebbene ogni essere umano prima di essere poeta sia tentato dal mascheramento di se stesso, dalla negazione di ciò che è,  ha detto, ha fatto, dalla finzione per vizio, vezzo o difesa, ciò non preclude l’onestà del verso, al quale tendo sempre  dare il beneficio del dubbio, perchè credo possa esser scritto anche in funzione di una finalità puramente ermetica o interpretativa. Quando incontro testi del genere  non mi fermo alla superficie e tento sempre di guardare meglio. Ma in genere mi accorgo quasi subito se c’è finzione o mascheramento. Poi, gli esteti integralisti, coloro che scrivono unicamente per godere delle evoluzioni della lingua in cui scrivono privilegiando ciò ai contenuti sono i peggiori mentitori. Scrivere Poesia è un’arte, un dono, un talento, ma anche sudore, una fatica che può durare anche una vita intera.

Vorresti citare un poeta da ricordare e da rivalutare? 
Vorrei ricordare Roberto Sanesi (1930-2001), poeta e traduttore straordinario. Lo amo molto, anche perché la sua attività di traduttore lo avvicina a me particolarmente, vista la mia passione per la traduzione e la letteratura inglese. Sanesi ha tradotto grandi autori come Eliot, Yeats, Crane, Shelley, Blake, Milton, Donne e molti altri. La sua poesia, per quanto sia stato egli un autore intenso, sperimentale, valido e prolifico,  non viene ricordata come meriterebbe. Le sue traduzioni pare invece abbiano lasciato un marchio a fuoco, ed è citato spesso, e a ragione, nei contesti in cui una traduzione poetica cerca giustizia, essendo diventato nel corso della sua vita uno fra  i massimi anglisti italiani del secondo dopoguerra. La sua capacità di scrivere Poesia, traducendo, per mano dei grandi interiorizzandola e facendola propria per poi donarla al mondo, ha in se qualcosa di commovente, di eroico. La sua convinzione che si imparasse a scrivere solo scrivendo, l’ampiezza di collegamenti che la sua mente amava dare alle Arti tutte, l’idea che non esistesse ponte che non potesse collegare pittura, poesia, musica e teatro, facevano di lui un moderno e raffinato uomo cinquecentesco.

Qual è il dono che augureresti a un poeta, oggi?
Indubbiamente l’autenticità. Il miracolo della Verità e dell’essere coscienti del proprio arduo compito. Scrivere Poesia è una missione, una vocazione, una responsabilità. E come farlo senza autenticità?  Credo si debba scrivere  scavando e  che ad ogni scavo una buona porzione di terra debba venir gettata via lontano. Ogni giorno, tutti i giorni, per tutta la vita. Con pazienza, fatica, sudore, silenzio e umiltà. Ci vuole forza, ci vuole coraggio. Non importa se ci si impiega un’esistenza intera, e non importa essere bambini prodigio o fiori tardivi. Importa trovare il proprio centro, per quanto profondo esso sia e per quanto duro sia il raggiungerlo.

Puoi citare, spiegando perché, un verso che ti è particolarmente caro?
Dovendo scegliere vorrei ricordare Francesco Marotta e  T. S. Eliot. Il primo perché è riuscito più di altri ad entrare nel mio scavo poetico, riuscendo a stabilire un contatto quasi tangibile con la mia idea di scrittura. Il secondo  perché rappresenta il rapporto fortemente emotivo che ho con la Natura.  In Poesia, spesso mi immergo nei suoi anfratti. Sentendomi io stessa albero e foglia. O Terra desolata.

scrivere è un’ora covata dal destino
la spina che costringe il corpo in reticoli d’albe in piena notte
e punge fruga ricuce orli slabbrati lacera la carne
fino a che sanguinano anche i sogni,
fino a che l’immagine fiorisce in echi di sorgente
gli alfabeti rappresi dentro un grido

Da Fino all’ultima sillaba dei giorni –  Hairesis, 2007 di Francesco Marotta  

April is the cruellest month, breeding
Lilacs out of the dead land, mixing
Memory and desire, stirring
Dull roots with spring rain.

[T. S. Eliot, The Waste Land – New York, 1922]
Aprile è il mese più crudele, genera
Lillà da terra morta, confondendo
Memoria e desiderio, risvegliando
Le radici sopite con la pioggia di primavera

[La terra desolata - Bompiani, traduzione e cura di Roberto Sanesi]











martedì 20 settembre 2011

Un'iniziativa di Domenico Cipriano




Guardia Lombardi, 24-25 settembre 2011

Le strade della poesia









La terza edizione della rassegna Le strade della poesia - Poesie della terra,  iniziativa ideata e curata da Domenico Cipriano, avrà luogo il 24 e il 25 settembre a Guardia Lombardi, in provincia di Avellino. Il paese, collocato nel centro altirpino, si rivela, ancora una volta, terra innamorata della poesia. Non un concorso letterario, ma una vera “festa della poesia”, da tramandare e vivere. Durante tutta la giornata le poesie sono esposte lungo il percorso del centro storico. 

I poeti invitati a esporre i loro testi sono questi:

Domenico Alvino, Dora Celeste Amato, Giuseppina Amodei, Marco Annicchiarico, Luca Ariano, Franco Arminio, Raffaele Barbieri, Paolo Battista, Mariella Bettarini, Natasha Bondarenko, Andrea Breda Minello, Franco Buffoni,  Maria Grazia Calandrone, Domenico Cambria, Caterina Camporesi, Giuseppe Carracchia, Giovanni Catalano, Cosimo Caputo, Maria Caputo, Domenico Cassese, Felice Casucci, Carmine Cataldo, Ettore Cicoira, Domenico Cipriano, Rino Cipriano, Anna Ciufo, Maurizio Clementi, Francesco Condemi, Floriana Coppola, Giustina Coppola, Guido Cupani, Fabio Dainotti, Vincenzo D’Alessio, Leone D’Ambrosio, Maria Stella D’Amico, Caterina Davinio, Ottaviano De Biase, Carmine De Falco, Sonia De Francesco, Candido De’ Franchi, Marco De Gemmis, Marco Degli Agosti, Fortuna della Porta, Maria Laura della Rosa Antonellini, Gabriele De Masi, Paola De Lorenzo Ronca, Luigi De Paola, Aldina De Stefano, Arnold de Vos, Sonia Di Furia, Alessandro Di Napoli, Adele Di Pietro, Francesco Di Sibio, Stelvio Di Spigno, Germana Duca Ruggeri, Lucia Duraccio, Riccardo Duranti, Enrico Fagnano, Claudio Finelli, Ulisse Fiolo, Gennaro Alessandro Fischetti, Fabio Franzin, Mario Fresa, Lucia Gaeta, Monia Gaita, Serenella Gatti, Andrea Garbin, Gerardo Genovase, Anna Gialanella, Antonio Gizzo, Antonietta Gnerre, Franco Gordano, Domenico Gramaglia, Carmine Grasso, Incoronata Graziosi, Fausta Grella, Gerardo Iandoli, Claudia Iandolo, Alfredo Imparato, Giovanna Iorio, Giuseppe Iuliano, Letizia Leone, Giuseppina Lesa, Maria Luigia Longo, Gianmario Lucini, Eugenio Lucrezi, Bianca Madeccia, Vincenzo Maffeo, Nina Maroccolo, Maria Cristina Marra, Michele Marra, Ketti Martino, Maira Marzioni, Barbara Miceli, Vera Mocella, Giorgio Moio, Franca Molinaro, Carmine Montella, Giovanni Moschella, Ivano Mugnaini, Maria Antonietta Oppo, Rita Pacilio, Antonio Parente, Eugenio Gaetano Parrella,  Fabio Pelosi, Plinio Perilli, Arnolfo Petri, Luisa Pianzola, Relinda Caterina Piemonte, Pietro Paolo Poggi, Ivan Pozzoni, Annibale Rainone, Alessandro Ramberti, Vittoria Ravagli, Enzo Rega, Anna Maria Renna, Elena Ribet, Flavia Ricucci, Salvatore Ritrovato, Vincenzo Rizzuto, Lorenzo Rosini, Federico Rossignoli, Domenico Ruggiero, Anna Ruotolo, Silvio Sallicandro, Salvatore Salvatore, Simonetta Sambiase, Cesare Santoli, Armando Saveriano, Raffaele Scarpellino, Valeria Serofilli, Angelina Sessa, Salvatore Sibilio, Emanuela Sica, Luciano Somma, Erasmo Sorice, Luigia Sorrentino, Agostina Spagnuolo, Antonio Spagnuolo, Antonella Taravella, Rossella Tempesta, Giuseppe Terracciano, Danilo Torrito, Lucia Trocciola, Liliana Ugolini, Antonietta Urciuoli, Raffaele Urraro, Irene Vallone, Elena Varriale, Giuseppe Vetromile, Rodolfo Vettorello, Ottorino Vigliotta, Gerarda Zarra, Liliana Zinetti, Roberta Zoffoli.

Inoltre: gli alunni della Scuola Primaria, gli alunni della Scuola Secondaria di Primo Grado di Guardia Lombardi.






domenica 18 settembre 2011

Questionario di poesia (17)






Mario Fresa
Questionario di poesia (17)



Eugenio Lucrezi





Qual è il segreto progetto a cui tende la tua scrittura?

L’immediato di Kierkegaard e l’inaspettato di Kafka.


Come nasce, in te, una poesia?
Nasce come un essere vivente, dalla memoria genetica e attraversando un’embriogenesi sorprendentemente rapida.


Il poeta parla di ciò che realmente vive o di ciò che vorrebbe ricevere, e che sempre gli sfugge?
A me la poesia sfugge sempre; direi anzi che se il linguaggio non scappa via da me non gli riconosco uno status poetico.  La vita è il pabulum, ciò che inguaribilmente affratella gli uomini e le donne e gli animali e tutto il vivente  nel comune linguaggio della percezione e del sentimento. La vita è dunque veramente tutto, ma la poesia non è vitalistica; ha a che fare con la visione, con il lessico, con gli strumenti linguistici nel loro complesso. Alla visione  ci arrivi –le volte che ci arrivi–  dopo esserti abituato a pensare poeticamente, e cioè molto liberamente: ci arrivi leggendo, ovviamente, e anche attraverso i meravigliosi esercizi di straniamento codificati dai formalisti russi, che sono da sempre familiari ai bambini e agli scrittori ingenui come Poe e come Zanzotto. Per quanto riguarda ciò che vorrei ricevere, torno a dire, con il Kafka dei Diari: l’inaspettato, in forma di figura.


La poesia è salvazione?
No.


A quale gioco della tua infanzia vorresti paragonare la tua poesia?
La mia infanzia mi sembra coincidere con l’infanzia del mondo, tanto è lontana. E dunque: schierare i soldatini di piombo per la battaglia, e subito scompaginarli nella furia dello scontro (la poesia infatti è memoria della forma conchiusa e della figura perfetta, subito contraddetta dalla libera aggregazione delle particelle vive che la costituiscono, per fortuna nel più grande disordine).


Che cosa ti ha insegnato la frequentazione della scrittura poetica?
A cercare, e trovare con sorpresa sempre nuova, le corrispondenze tra i fenomeni biologici e le strutture organizzate e artificiose del linguaggio. Ci sono arrivato piano piano, leggendo i classici e gli antichi.


Qual è il grado di finzione e di mascheramento di un poeta?
La poesia è tutta artificiosa. Se non lo è, non è poesia. Essendo un processo di traduzione da figura percettiva e sentimentale a figura linguistica, esiste nella trasmutazione da vero a vero. Il vero poetico è sempre figura nuova.


Vorresti citare un poeta da ricordare e da rivalutare?
Franco Cavallo.


Qual è il dono che augureresti a un poeta, oggi?


Salvarsi dall’impero della chiacchiera, per approdare al paesino del disegno.


Puoi citare, spiegando perché, un verso che ti è particolarmente caro?
«Nec tu sperne piis venientia somnia portis. Cum pia venerunt, pondus habent» (Properzio). Mi accompagna dal liceo, mi dice l’importanza del buio, e della luce che irrompe.









In alto: To Beauty di Otto Dix [1891-1969]